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    In questi giorni, il Falco pellegrino sta terminando il periodo di cova che vedrà la schiusa delle uova. Questo potente rapace caccia, solitamente, sempre in volo sfruttando la sua velocità che, in picchiata, può superare i 300 chilometri orari impattando la preda sul dorso, per poi recuperarla in volo, oppure colpendola dal basso dopo una rapida cabrata. Tra le sue prede, ci sono il colombaccio o uccelli di taglia simile ma può cacciare anche anatidi dopo averli fatti involare. Infatti, è particolare come Federico II di Svevia, nel VI libro della sua De Arte Venandi cum Avibus, illustrava l’addestramento del Falco pellegrino alla caccia agli uccelli acquatici.

    La neve copre nuovamente i boschi di Rigopiano, con i suoi alberi che rimangono i silenziosi spettatori delle vicende degli uomini.

    Il Culbianco è una specie migratrice la cui popolazione mondiale, incluse le numerose sottospecie, sverna nell’Africa tropicale in un’ampia fascia subsahariana, che va dalle coste atlantiche fino all’Oceano Indiano per arrivare, a sud, fino allo Zambia. Nidifica dal livello del mare, nelle aree costiere del Nord Europa e nella tundra artica, fino alle praterie di alta quota. Peter Conder, tra i più importanti ornitologi mondiali, in una sua monografia sul Culbianco scriveva: “mi rimane ancora difficile credere come questa piccola massa di muscoli, sangue e fragili ossa, del peso di circa 25 g, possa volare per più di 24.000 km fino in Alaska…Poi, dopo poche settimane, in cui mette in atto una grande varietà di attività, riposandosi pochissimo, ripercorre la stessa distanza, affrontando gli stessi pericoli. È probabilmente la più lunga migrazione effettuata da un piccolo passeriforme sul Pianeta, una cosa a cui è quasi impossibile credere”
    Nel maggio del 1987, l’oasi WWF del lago di Penne (Pe), diviene Riserva Naturale Regionale. L’idea di istituire un’area protetta nacque dalla esigenza di tutelare una colonia di nitticore che, da qualche anno, nidificavano sui saliceti dell’invaso artificiale.
    Questo elegante airone, simbolo della Riserva, è un migratore transahariano e il suo nome scientifico (Nycticorax nycticorax, dal greco nyktos=notte e korax=corvo) fa riferimento alle sue abitudini crepuscolari. In Italia, la specie viene classificata come vulnerabile avendo subito una importante riduzione della popolazione a causa di una competizione alimentare con le altre specie di ardeidi e per la distruzione o l’alterazione degli habitat.
    25 Febbraio 2016. Pochi giorni prima, avevo ricevuto un sms da Marcello con il quale mi chiedeva se fossi riuscito a fotografare le aquile di mare che “litigavano” con le gru della Manciuria presso l’Akan International Crane Center di Kushiro. E’ stata l’ultima volta che, in qualche modo, ci siamo sentiti. Il viaggio, pensato e curato con la sua solita attenzione, gli era stato impedito da una lunga malattia che l’ha portato via per sempre. La mattina seguente, lo zaino fotografico pesava un po’ di più sulle spalle e i giorni che ancora mi rimanevano da trascorrere sull’isola di Hokkaido sono diventati più lunghi e più freddi.
    Sabato 14 gennaio 2017. Un tranquillo e suggestivo tramonto sul lago di Campotosto. Il sole, basso sull’orizzonte, sembra voler cucire le sottili strisce di ghiaccio che cominciano ad increspare la superfice dell’acqua. Molti uccelli svernanti volavano per cercare l’ansa più riparata dove trascorrere la notte.
    Nulla poteva far pensare che, dopo appena 24 ore, l’intera zona e buona parte dell’Abruzzo si ritrovassero nell’emergenza assoluta.
    Il genere Salamandrina conta due specie endemiche dell’Appenino e sono state recentemente differenziate grazie ad analisi genetiche che hanno evidenziato difformità tra le popolazioni del centro-nord (Salamandrina perspicillata) e quelle del sud Italia (Salamandrina tergiditata). Le abitudini elusive di questo genere di anfibi ne facevano, già nell’antichità, animali misteriosi e, addirittura, pericolosi. Plinio il Vecchio, nella sua opera Naturalis Historia, diceva che “inter omnia venetata salamandrae scelus maximum est (fra tutti gli animali velenosi, il flagello più grande è della salamandra)” aggiungendo che “è tanto fredda che al suo contatto il fuoco si estingue non diversamente dall'effetto prodotto dal ghiaccio”. Ancora nel Medioevo, diventa un animale mitico che richiama il drago credendo che potesse vivere nel fuoco e che ne controllasse il potere.
    Nell’Appennino centrale, il Fringuello alpino è presente sui principali massicci montuosi come specie relittuale delle passate glaciazioni con una popolazione nettamente separata da quella che occupa l’arco alpino. E’ il passeriforme che riesce a nidificare alle temperature più basse e viene considerato un importante indicatore della qualità degli habitat montani. I cambiamenti climatici in atto e l’innalzamento della temperatura pongono la specie tra quelle più minacciate dalla riduzione e dall’alterazione degli ecosistemi di alta quota.
    Tra i falchi, il Gheppio è probabilmente la specie meglio adattabile, avendo un ampio spettro alimentare che comprende piccoli mammiferi, rettili e insetti. Questa variabilità nella predazione gli permette di occupare sia zone urbanizzate che ambienti più aperti, come quelli collinari e di campagna. Il nome onomatopeico della specie, tinnunculus, deriva dal latino “tinnitus” riferito ai ripetuti richiami del gheppio simili al suono di uno squillante tintinnio. Questo esemplare maschio fa capolino dopo una picchiata su un’inconsapevole preda, sorpresa sul bordo di un campo coltivato.
    I boschi di Rigopiano, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, avvolgono la strada verso l’altopiano di Campo Imperatore come un soffice manto che cambia colore con il mutare delle stagioni. Il bosco ceduo ricopre le propaggini delle montagne sovrastanti e la fitta faggeta, pur non conservando esemplari particolarmente maturi, riporta alla mente i luoghi misteriosi di tante storie fantastiche.
    A volte, l’arrivo inaspettato della neve, anche a primavera inoltrata, può sorprendere le giovani foglie dei faggi e l’atmosfera si arricchisce di accostamenti cromatici inusuali che, unendosi con con le affascinanti linee degli alberi, rendono il bosco il palcoscenico perfetto delle favole e dei racconti più amati.
    La rugiada ha impreziosito i petali della Silene colorata, una delle specie floristiche che ricoprono il litorale della Riserva Naturale Regionale di Punta Aderci. E’ di questi giorni la notizia che il sistema dunale dell’area protetta è stato di nuovo danneggiato dalla “pulizia” che un mezzo meccanico ha eseguito senza alcun criterio naturalistico ignorando, di fatto, le normative della legge regionale di protezione della flora e quelle di salvaguardia della Riserva stessa.
    Il Lago di Campotosto (AQ), formatosi alla fine dell’era glaciale, occupa un bacino paludoso che, con la costruzione di tre dighe, è stato sommerso dall’acque del Rio Fucino e da due canali di gronda. E’ localizzato a circa 1.300 mt di quota e sono ormai diversi anni che, nel periodo invernale, la sua superficie rimane libera dal ghiaccio.
    Ogni anno, milioni di uccelli transitano sul bacino del Mediterraneo seguendo antiche rotte migratorie. Molti di loro, nelle prime settimane del passo autunnale, diventano preda e cibo per il Falco della Regina e i loro piccoli (Isola di San Pietro).
    Fotografia premiata al 9° Concorso Internazionale di Fotografia Naturalistica, Asferico 2015 nella categoria Categoria Uccelli